“Io sono sempre lo stesso, non penso ai record e al passato, ma a giocare bene. Se cambiassi sarei stupido”.
“Con l’allenamento. Sono fortunato: il tennis è la mia passione, mi piace tutto. Ma se perdessi le motivazioni smetterei subito. La classifica, i risultati? Conta quello che hai dentro e che ti spinge, oppure no”.
“Queste cose le sento dire da 5 anni e sono sul Tour da 7. E non è una carriera breve e a questi livelli. Certe volte la gente parla di cose che non sa. E non vede che, magari, sono anche cambiato: per esempio, corro molto meno di tre anni fa, perché sto di più dentro il campo. Anche se certo non giocherò altri 7 anni”.
“Qualche preoccupazione l’ho anch’io, spero che dopo il primo torneo ritroverò il mio ritmo, di gioco e di vittorie”.
“Al via della partita, io accetto soltanto l’idea che posso vincere o perdere. Ma se ho davvero paura non vinco più”.
“Lì potevo aver paura di giocare contro il più forte sull’erba e magari di sempre. E potevo aver paura quando Roger mi ha ripreso da due set a zero”.
“Invece mi sono detto: Potevi vincere al quarto, ma sei al quinto, tieni a tutti i costi il servizio nei primi giochi, vediamo che succede se stai lì fino a 4-4, 5-5. Allora anche lui può tornare a pensare: Posso ancora perdere”.
“Devi dire: “Voglio vincere talmente tanto, questa partita e questo torneo, che lui non mi batte”. Devi essere sicuro che darai non il 100, ma il 200%. Devi proprio crederci. Più dell’avversario. Perché poi, nei momenti decisivi, tutto può succedere”.
“Al Roland Garros sono sempre stato il favorito, anche al primo. A Wimbledon è stato un cammino più duro: la prima finale è stata un sorpresa, la seconda è stata dura, soprattutto con quel sorteggio, ma ce l’ho fatta, e ho giocato 5 set con Roger, anche se poi negli spogliatoi ho pianto per mezz’ora”.
“Mi è successo solo un paio di volte: una contro Blake, al Masters nel 2006, persi da 4-0 e palla del 5-0. Ma Wimbledon è Wimbledon… Avevo avuto un’occasione, mi sarebbe capitata ancora?”.
“A Wimbledon ho avuto un sorteggio duro, non ero il favorito, ho giocato più d’istinto che di tecnica, non sapevo dove andavo, sono arrivato alla finale e ho vinto una partita incredibile. Che sollievo… Ho realizzato un sogno: cambia un po’ la carriera, non la vita. Che, per mia fortuna, non è solo tennis”.
“No, c’è sconfitta e sconfitta. Fa sempre male. Certe volte ti dici: “Hai perso, ma sei sulla strada buona”. Così è stato ad inizio stagione, tornei, quando non vincevo. Ma crescevo”.
“Un numero e una partita non mi fanno migliore di lui. Roger resta Roger: un campione che ha mostrato a tutti come si può restare una persona normale ed avere rapporti normali con tutti. Io, per fortuna, lo sapevo già”.
“Nadal è migliorato e spero che migliori sempre tanto”.
“Mi piacerebbe che si dicesse: “Che brava persona è stato Nadal”. Comunque, record per record, è più duro rivincere lo stesso torneo più anni di fila”.
“A casa, a Maiorca, il 24, starò con tutti i parenti, i tanti nipoti, a mangiare gamberi alla griglia. Quello è il miglior regalo che mi possono fare. Quello è il mio futuro: una bella famiglia, nella mia isola, e tanti bambini. Anche se è presto per pensarci”.


























