Uno dei più noti giornalisti e cronisti di tennis del mondo, nonché scrittore di diversi romanzi sportivi e non, mi riferisco al grande Gianni Clerici, ha concesso un’intervista al quotidiano free press MetroNews, pubblicata nell’edizione odierna, … ovviamente tutta da leggere

Scrittore, giornalista, tennista, appassionato d’arte e teatro, un passato da calciatore, Gianni Clerici è uno dei cronisti di tennis più famosi del mondo. Scrive per La Repubblica, dopo una lunga carriera al Giorno ed è uno dei volti famosi di Sky. “Con Murdoch ho parlato una volta, lui è stato allievo di Jhon Newcombe.”
Se lo incontrasse ancora protesterebbe per il “taglio” fatto ai tornei del Grand Slam?
“Lui secondo me non lo sa neanche. Quelle li sono scelte di denari. A SKY si vede che il tennis non conviene più molto commercialmente, anche se io non me ne intendo di televisione, non ho nemmeno un apparecchio.”
Quanto c’è del vero Clerici nelle telecronache che fa insieme a Rino Tommasi?
“Mah, una bella domanda, ma sai, il vero Clerici bisogna conoscerlo solo intimamente e anche io faccio fatica a conoscere il vero Clerici, senza dare un significato troppo profondo alla vicenda. Nelle telecronache traspare un aspetto pubblico un pochino auto compiaciuto forse. Viene fuori un piccolo personaggio che però mi assomiglia molto.”
Lei è stato un tennista di livello nazionale e internazionale negli anni 50/60. Cosa le piaceva di più del tennis di allora?
“Che c’era la possibilità di essere dei grandissimi giocatori senza essere dei grandi atleti. Adesso è puro muscolo”.
Pietrangeli com’era?
“Nicola era fantastico, non si è mai allenato in vita sua”.
Molti non sanno che lei l’ha anche battuto…
“Si, io avevo diciassette anni e lui quattordici, feci una fatica enorme a batterlo con la viva consapevolezza che lui era più forte di me e che sarebbe diventato grandissimo.
Perché in Italia non sono venuti fuori grandi giocatori dopo Panatta?
“Questo è molto misterioso. I campioni nascono o per caso o nascono per le strutture. I francesi non a caso hanno la migliore struttura pubblica possibile anche perché loro hanno la burocrazia più efficiente del mondo. E’ un paese burocratizzato, mentre il nostro è un paese burocratizzato alla mafiosa”.
Perché le piace tanto Venus Williams?
“Perché sono razzista, essendo razzista mi piacciono le negre da pazzi. Ho avuto tre fidanzate negre una più bella dell’altra. E poi mi piacciono molto le donne. Ogni volta che incontro Venus lei mi fa baciare il suo ginocchio sinistro.
Perché i neri non si sono così tanto affermati nel tennis?
“Non potevano… Pensi che quando si affermò Althea Gibson, la prima volta che entrò nello spogliatoio di Forest Hills, tutte le giocatrici bianche uscirono.
Beh, poi c’è stato Ashe…
“Bè ma all’epoca di Ashe non si poteva ancora essere nero nel tennis. Cioè, Ashe è stato un miracolo, era un negro bianco, cioè non faceva il negro, faceva il bianco. Era straordinario”
C’è un incontro di tennis che l’ha emozionata più dell’ultima finale a Wimbledon fra Nadal e Federer?
La partita più bella è sempre quella che non si è mai vista. Infatti quella che mi ha emozionato di più è quella fra Langlen e Wills, nel ’26. Non ero nato, ma ci ho lavorato un mese per scriverne un libro dedicato a Suzanne Langlen.
In uno dei racconti del suo ultimo libro, “Una notte con la Gioconda”, mette in evidenza il fatto che Leonardo usò un uomo per la Gioconda. Ma come nasce l’idea?
“Mi pareva un’idea divertente. Mona Lisa è come un marchio del il prototipo di donna e il ritratto che una volta era esposto a vicino a quello di Mona Lisa era sistematicamente ignorato dai visitatori. E’ curioso pensare invece che forse, il modello di Leonardo, era stato un uomo, Gian Giacomo Caprotti detto il Salaij (ovvero diavolo nel gergo del tempo ndr).

Articolo di Egizio Trombetta (metronews)